Il recente convegno delle Caritas parrocchiali ha segnato una tappa fondamentale nel cammino sinodale della nostra Diocesi. Non si è trattato di un semplice incontro organizzativo, ma di una riflessione su chi siamo e su quale stile vogliamo abitare nelle nostre comunità.
Il Vescovo di Lodi, in apertura, ha ricordato come la carità sia l’approdo naturale del nostro triennio pastorale. Citando San Paolo, ha esortato gli operatori a non lasciarsi scoraggiare dalle fatiche quotidiane: “Tutto posso in colui che mi dà la forza” (Fil 4,13), definendo ogni volontario come un “seme di carità e di pace” necessario per contrastare le strutture di male che generano vuoto.
Chiara Galmozzi, operatrice di Caritas e responsabile dello sviluppo della rete delle Caritas parrocchiali, ha introdotto il cuore del dibattito, ponendo l’accento su una carità capace di farsi segno, relazione e speranza, prima ancora che risposta organizzativa, lanciando una provocazione sullo stile: testimoniare, non solo funzionare. La tentazione reale di ridurre il nostro servizio a qualcosa che “funziona”, che risponde ai bisogni, che organizza, che distribuisce, senza generare relazioni e senza costruire comunità.
L’obiettivo per i prossimi mesi è chiaro: come avviare – laddove manca – e come continuare – dove già esiste – un dialogo aperto capace di dare spazio e voce ad una Caritas che è il volto umano e accogliente della nostra Chiesa?
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