Lettera di un volontario

18 Marzo 2025

Pubblichiamo la lettera che il nostro volontario Angelo Toscani ha indirizzato al quotidiano locale il Cittadino, lo scorso 8 marzo 2025, con un focus sul tema dell’abitare. 

il tema dell’abitare sta coinvolgendo a diversi livelli molte fasce di popolazione e le istituzioni. La difficoltà, a volte l’impossibilità, di poter vivere in abitazioni degne ed ospitali è percepita e vissuta ad ogni livello e sta ponendo seri interrogativi a tutte le istituzioni locali e nazionali. Caritas è un’antenna di monitoraggio popolare che si sofferma soprattutto sulle fasce di popolazione meno tutelate e quindi meno ascoltate.

Al proposito ci sembra doveroso ed utile, per tenerci, come dire, sul pezzo, condividere una riflessione che parte dall’esperienza sul campo della Caritas interparrocchiale di Casalpusterlengo. Il tema delle residenze fittizie ci interpella in quanto strumento strategico per fare uscire dall’anonimato moltissime persone, bianche e nere, italiane e non, che sostengono dal basso la nostra economia e soprattutto, a causa delle sciagurate politiche di respingimenti, alimentano sempre più le rimesse verso i paesi di origine dei molti stranieri invischiati nell’irregolarità (di casa, di lavoro, di documenti) e nella solitudine (ricongiungimenti famigliari sempre più difficili se non impossibili e contestuale decisione di spremere l’esperienza migratoria fino all’osso per poi tornare a casa malati, deprivati, sconfitti).

Nell’ottica di un servizio di advocacy e di denuncia, che ci contraddistingue come Caritas avamposti di una Chiesa al fianco dei più deboli, vi invitiamo a diffondere questo scritto nei vostri ambiti e nei contesti istituzionali con cui siete in contatto nella vostra zona.

La lettera

Gent. Direttore,

le scrivo per porre una domanda, apparentemente un po’ strana: quante sono le persone senza residenza che vivono nei nostri Comuni? Qualcuno lo sa? E cosa comporta non avere la residenza? Provate ad immaginare di avere la carta di identità scaduta, vi rivolgete al Comune e per tutta risposta vi sentite dire che non può essere rilasciata perché non avete (più) la residenza. Ma io esisto? Come è possibile che mi venga negato un documento essenziale per la vita di tutti i giorni? Come faccio a fare viaggi di lavoro se devo dichiarare la residenza negli alberghi che mi ospitano? Devo dichiarare il falso? O ad aprire un conto corrente? O a fare domanda di alloggi pubblici? O comprare un’automobile o casa? O fare domanda di sussidi a cui pure avrei diritto? E dove mi inviano la posta? La mancanza di residenza è un problema che interessa cittadini italiani a cui è stata cancellata per svariati motivi, spesso legati a conflittualità famigliari. Riguarda cittadini stranieri che, senza residenza, hanno più difficoltà ad integrarsi. Confina le persone in un buco nero da cui è sempre più difficile uscire.

La legislazione vigente stabilisce che la residenza è sia un diritto che un dovere del cittadino, che può essere esercitato anche da senza fissa dimora o da cittadini stranieri comunitari o extracomunitari. La casistica dei non aventi residenza è abbastanza variegata. Alcuni Comuni, tra cui Lodi, Casale e altri ancora, hanno avviato percorsi per affrontare questa problematica, molti invece non hanno voluto o saputo cercare risposte a questi nuovi bisogni. Perché? Per ragioni burocratico-amministrative, ma anche per ragioni ideologiche. Le trasformazioni che hanno caratterizzato la nostra società negli ultimi anni hanno subito accelerazioni impressionanti. Pensiamo al lavoro precario, quante persone hanno contratti a termine a brevissima scadenza, rinnovabili, spesso fatti tramite cooperative. Questa impostazione del lavoro impone una mobilità molto elevata alle persone, che sono costrette a spostarsi per inseguire il sogno di una sistemazione più stabile. Nello stesso tempo però, visto il lavoro precario, non trovano nessuno che affitta loro una casa, e quindi? O dormono in rifugi di fortuna, come sotto la tangenziale a Lodi, o in case abbandonate, oppure i più fortunati vengono accolti nel dormitorio per un certo periodo o subaffittano un posto letto.

Mi viene spontanea una domanda: noi e le Autorità dove preferiremmo che si collocassero queste persone, che spesso ci fanno comodo perché svolgono lavori essenziali, ma che ci danno fastidio quando non riescono a trovare una sistemazione “adeguata”? A questa trasformazione così rapida delle dinamiche sociali, si contrappone una burocrazia che stenta a stare al passo con i tempi e di fronte a nuove necessità risponde troppo spesso con dei NO. Oppure una politica che, in nome della lotta ideologica agli immigrati, finisce per punire anche cittadini italiani. Qualcuno ipotizza che a frenare la ricerca di soluzioni ci sia il timore di caricare il Comune di costi non sopportabili. Ma mi chiedo: se un cittadino lavora e non ha residenza, a chi viene versata l’IRPEF Comunale? E Regionale?

Sono un volontario Caritas e nello svolgimento del mio servizio incrocio numerose situazioni come quelle descritte a cui, nel nostro piccolo, con il prezioso supporto di Avvocato di Strada, cerchiamo di dare risposte costruttive. Ma mi rendo conto che il problema deve essere affrontato in modo sistematico dalle autorità amministrative per dare risposte omogenee, rispettose tanto delle leggi quanto delle persone. E a questo proposito mi chiedo se Il Cittadino non possa svolgere un ruolo di approfondimento e pressione a servizio di una fascia di cittadini certamente minoritaria, ma non per questo meritevole di rimanere ai margini delle nostre comunità.

Angelo Toscani, Caritas parrocchiale di Casalpusterlengo

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