In un solo anno, sono state quasi 700 le persone che hanno varcato le soglie dei servizi dell’area Grave Emarginazione di Caritas Lodigiana. Davanti a numeri così imponenti – 126 persone accolte nei dormitori , 222 alla Mensa diocesana , 546 frequentatori del Centro Diurno – il rischio più grande è fermarsi alla superficie. Raccontare quante colazioni abbiamo servito o quante notti abbiamo offerto rischia di nascondere la vera sfida quotidiana: il processo educativo e relazionale che avviene all’interno delle nostre mura.
Non basta trattare i bisogni. Per Caritas, accogliere non significa semplicemente risolvere un problema materiale immediato. La povertà nel nostro territorio è una realtà complessa che si esprime certamente attraverso la richiesta di un pasto, di un documento o di un tetto , ma che nasconde ferite profonde e percorsi spesso interrotti. Nel 2025 abbiamo sostenuto 446 colloqui al Centro di Ascolto “Il Primo Passo” e ben 686 al Centro Diurno “Incroci”. Questi non sono semplici passaggi burocratici: rappresentano il nocciolo del nostro intervento, uno spazio pedagogico in cui l’ascolto è lo strumento per ricostruire una relazione di fiducia.
Lavorare sulla marginalità significa abitare la fatica. Gli operatori della nostra equipe allargata con altri entu – che si riuniscono ogni martedì pomeriggio per mettere al centro la persona e non il singolo servizio – si scontrano quotidianamente con ostacoli strutturali: la lentezza della burocrazia, la mancanza di contratti di lavoro stabili e la diffidenza del mercato immobiliare, che nega una casa in affitto anche a chi avrebbe le risorse per pagarla. A questo si aggiunge la complessità di accompagnare 83 persone che manifestano fragilità personali importanti legate alla salute mentale o alle dipendenze , situazioni che richiedono un lavoro di rete costante e faticoso con i servizi sociosanitari del territorio (CPS e SerD).
I nostri servizi, come la Mensa e i dormitori, non chiudono mai. Questa stabilità non è una scelta organizzativa, ma una necessità pedagogica: essere un punto di riferimento costante è l’unico modo per dire a chi ha perso tutto che non è solo. Uscire dalla povertà non è un percorso lineare, ma un cammino a ostacoli dove si cade e ci si rialza. Noi scegliamo di esserci, ogni giorno, per trasformare il bisogno in desiderio di futuro.
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